“Vediamo e crediamo che Cristo è veramente risorto, è lui la speranza della nostra vita”: Pasqua di fede in tempi di coronavirus

“Cristo non ci ha fatti per la paura, per l’angoscia, per la morte. Ricerchiamo la luce, ricerchiamo il Cristo!”: è una domenica di Pasqua inedita, che cerca la luce e la speranza della risurrezione, quella che si è celebrata nel mondo. Una Pasqua drammatica, perché appesantita dalla triste situazione in cui versa la nostra quotidianità colpita dal virus, ma anche una Pasqua di speranza nell’attesa di un graduale ritorno alla normalità.
A tutti, alle persone sole, agli ammalati, agli anziani, a tutte le famiglie del perginese, auguri di buona Pasqua!

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Qui il testo integrale dell’omelia di don Antonio.

La risurrezione del Signore non sta nelle nostre categorie umane e mentali. Abbiamo sentito nel racconto dell’evangelista Giovanni del momento della risurrezione, di quel mattino speciale, di come le donne venute al sepolcro, avevano portato con sé degli aromi per imbalsamare un cadavere, non per incontrare il Signore. Fino a lì arrivava l’amore: fino a ritardare il più possibile l’odore della morte. Almeno con quegli ungenti avrebbero prolungato i lineamenti di quel viso, il profumo di quell’uomo. E quando vede la tomba vuota, ecco che Maria scoppia in pianto: “Me l’hanno portato via!”. E gli apostoli corrono anche loro al sepolcro, ma non corrono all’inizio perché sono sicuri che Cristo è risorto, soltanto piano piano la Parola che Gesù Cristo aveva detto entra nei loro cuori. Com’è difficile ritrovarti, Signore risorto! Vorremmo tutti ritornare alle categorie di prima, semplicemente ritornare a com’era prima, non siamo capaci di pensare i nostri pensieri non sono i tuoi pensieri, le tue vie non sono le nostre vie. Tu hai modi di fare diversi. Diverso è il tuo essere presente come Risorto. E non sarà facile: in tutti i brani della risurrezione, non sono mai le persone umane che riconoscono il Risorto. E’ lui che si fa vedere, che si mostra. Gli altri non lo avrebbero riconosciuto. Perciò la risurrezione è per noi un invito a dire: esci dai tuoi schemi mentali, esci dalle tue certezze, esci dai tuoi programmi, esci da tutto quello che per te è importante. Entra invece nello schema della Parola di Dio. E’ la Parola che ci aiuta a crescere, a credere, a entrare nel mistero della risurrezione che sta sempre al di là di tutti i nostri pensieri.
San Paolo ci ha detto: “Cercate le cose di lassù”. Quali sono le “cose di lassù”? Non pensiamo ad un “lassù” inteso come paradiso. Le “cose di lassù” sono le cose di Dio, è l’agire di Dio e Cristo ce l’ha detto continuamente quali sono queste “cose di lassù”: l’amore del Padre per ogni uomo, l’amore di Dio che non fa differenze ma ha preferenza per i poveri, gli ultimi, i miseri. Le “cose di lassù” appartengono al mondo della carità: “Avevo fame, mi hai dato da mangiare; avevo sete, mi hai dato da bere; ero forestiero, mi hai ospitato; nudo e mi hai vestito; ammalato e in carcere, e mi hai visitato”. Queste sono le “cose di lassù”, legate al perdono reciproco, alla misericordia, la carità, l’amore vicendevole, il servizio.
Viviamo allora da risorti, da persone rinnovate dentro dall’amore di Dio. Permettiamo alla notizia che Cristo ha vinto la morte di entrare dentro fin nelle piccole pieghe della nostra vita per dire che tutto respira di risurrezione, di vita. E’ questo che ci permette di vivere da risorti anche nella valle oscura.
Ricordiamo persone che hanno vissuto in valli più oscure di questa: san Massimiliano Kolbe ha saputo portare nel lager la luce della risurrezione. Sì, la luce di Dio può entrare dappertutto. Apriamo le porte a questo annuncio, corriamo anche noi nella Parola di Dio, vediamo e crediamo che Cristo è veramente risorto, è lui la speranza della nostra vita.